Le storie di In Pink We Trust

A partire dal mese di febbraio, abbiamo fotografato ed intervistato un campione di donne di diverse età ed occupazioni, che si sono raccontate per noi.
L’obiettivo era quello di mettere in risalto le donne che fanno parte della nostra vita quotidiana, ed esaltare le loro storie “straordinariamente quotidiane” (trovi tutte le info sulla campagna qui)

Le domande che abbiamo posto a tutte sono: qual è stata una sfida che hai affrontato e superato? Come hai trovato la motivazione necessaria? C’è una donna nella tua vita su cui puoi sempre contare, o sei tu il punto fermo di qualcuno?

Le protagoniste hanno risposto liberamente, parlando delle loro esperienze. Di seguito abbiamo raccolto tutte le testimonianze, che aggiorneremo di volta in volta su quest’articolo, ma che potete trovare anche seguendo i nostri profili Facebook ed Instagram, o l’hashtag #inpinkwetrust su IG.

La storia di Chiara

Sono infermiera. Mi sono laureata alla fine del 2019 e a inizio marzo ho trovato lavoro in un grande ospedale di Milano. Ero contenta e piena di energie, felice di poter dare il mio contributo in questo periodo complicato. La carica e la positività si spensero in fretta perché mi spostarono subito in terapia intensiva COVID, un open space con 14 posti letto, tutti muniti di ventilatori, monitor, aspiratori.
Andavo al lavoro e prima di entrare, passavo per la cosiddetta “zona-filtro”: sopra la divisa indossavo la tuta bianca idrorepellente, la cuffia, la mascherina FFP2, la mascherina chirurgica, i copricalzari, gli occhiali di protezione e finalmente ero pronta ad entrare, sperando ogni volta di aver posizionato le protezioni in modo corretto e soprattutto di essere in grado di affrontare il turno di 12 ore.
Non voglio essere fraintesa, ero contenta di essere lì, ma confrontarmi continuamente con quella realtà cruda, terribile e senza pietà, così in prima persona, riduceva la questione all’osso, e tutti gli sforzi e le energie vagamente sentimentali venivano spazzati via, per lasciare spazio a domande giganti, domande con gli artigli, che non mi abbandonavano, che erano diventate compagne fedeli delle mie nottate e giornate.
Lì ho iniziato a guardarmi attorno, partendo dagli amici più stretti e ad accorgermi che eravamo tutti a nostro modo eroi che si alzavano la mattina con una sfida da affrontare, che a nessuno era risparmiata la fatica e che nessuno era stato dimenticato.
C’è chi come me andava in ospedale, chi portava a termine una gravidanza durante il lockdown, chi cercava di insegnare il Past Simple ai ragazzini delle medie attraverso uno schermo, chi progettava abitazioni facendo riunioni su riunioni tutto il giorno da casa. Ho lavorato in terapia intensiva COVID fino a fine maggio, e certe facce, certi suoni, certe paure credo che non le dimenticherò mai.
Ma non dimenticherò mai neanche tutti gli amici che mi scrivevano e che mi avevano in mente, della mia coinquilina che è rimasta in appartamento con me per farmi compagnia, di tanti pazienti che si sono salvati, e di tutti quei piccoli miracoli semplici e silenziosi di ogni giorno.

Chiara – ig: @chiaratazzari

La storia di Giovanna

giovanna In Pink we trust

Ho sempre avuto una vena creativa: da ragazza, nelle pause dello studio, armata di basi per orecchini con clips, colla, pinzetta e mezze palline di plastica di tanti colori , creavo dei coloratissimi “boucle d’oreille”.
Inizialmente solo per gioco, li indossavo io o li davo alle amiche, poi diverse profumerie e negozi iniziarono ad ordinarli nelle diverse combinazioni di colore.
La mia vera prima sfida fu quando giovanissima mi sposai ed ebbi la mia prima figlia, costretta ad abbandonare gli studi, ma rimanendo con tante idee e voglia di fare.
L’occasione arrivò quando un amico di mio marito, di ritorno da Parigi, ci ha portato da vedere un bellissimo cardigan lungo proponendoci di realizzarlo e proporlo ai negozi abbigliamento.
Partimmo a cercare piccoli laboratori di maglieria, selezionando vari filati e dopo diversi tentativi, realizzare un campione, ma al momento di mettersi in gioco e cercare negozi a cui proporre il nostro prodotto, sia mio marito che l’amico si erano già stancati del “giochino”.
Pur essendo molto contrariata, decisi di fare da sola: con la mia piccola bambina nella sua carrozzina, ho cominciato a proporre, negozio per negozio il mio cardigan.
Non è stato facile, ho ricevuto tanti no, ma non ho mai mollato. Finalmente, quando meno lo aspettavo, è arrivato il primo “sì”: un ordine di 10 pezzi.
Ero cosi orgogliosa di me, e soprattutto di aver dimostrato che anche una giovane mamma con la sua piccola in carozzina poteva ottenere belle soddisfazioni.
Quella piccola vittoria ne ha portate tante altre ed ha segnato un capitolo di una fiorente attività di famiglia.
Durante i miei anni lavorativi ho avuto ancora tante sfide da affrontare e anche tanti successi ma questa, anche data la mia giovane età e l’inesperienza, è stata quella che mi ha fatto capire che se una donna vuole avere successo, deve contare su stessa e che affrontare senza esitare le occasioni che le capitano.
Adesso la mia vita è cambiata molto, sono rimasta sola, ma ho la grande fortuna di avere due donne meravigliose al mio fianco, sulle quali posso sempre contare: le mie due stupende figlie.”
Giovanna, ig: @giovannacantitrevisan

La storia di Maria e Isabella

La nostra amicizia è nata su un campo da rugby, giocando insieme nello stesso club che partecipa al Campionato di Serie A, il Rugby Monza 1949.
Nelle squadre di rugby la collaborazione, il sostegno e l’unione sono valori fondamentali e dopo aver condiviso la fatica degli allenamenti, la tensione delle partite e l’allegria del terzo tempo, è naturale sentirsi come in famiglia.
Quando ho deciso di lasciare il Monza dopo 8 stagioni per il Cus Milano
” racconta Maria “temevo che il nostro legame potesse modificarsi. Non è frequente per noi rugbiste cambiare squadra, sia per il senso di appartenenza alla maglia, che per il numero dei club, fino a pochi anni fa più limitato.
Niente più allenamenti insieme, niente più terzo tempo. È stato strano, all’improvviso dopo tanti anni, non condividere più ore ed ore in palestra e sul campo.
Non dimenticherò mai la vittoria nella finale scudetto del campionato 2013/2014, durante la quale sono purtroppo dovuta uscire per un infortunio alla caviglia. Proprio in quel match Isabella, che solitamente gioca in mischia, ha preso il mio posto all’ala (ruolo opposto) ed ha segnato una meta!
Il nostro percorso ci ha portato poi ad essere entrambe convocate in Nazionale, un grande onore: abbiamo vissuto in simbiosi, allenandoci per le qualificazioni ai Mondiali del 2017. È stata dura, ma ci siamo riuscite, e siamo volate in Irlanda a confrontarci con atlete di tutto il mondo.
Anche adesso, pur non condividendo la vita di club, siamo sempre ottime amiche e compagne in Nazionale. Ci prepariamo per le prossime sfide – il 6 Nazioni e le qualificazioni ai prossimi Mondiali in Nuova Zelanda, a settembre 2021

Maria – 33 cap in Nazionale ig:@mariamagatti
Isabella – 23 cap in Nazionale ig:@isi_locatelli

La storia di Michela

“Ho studiato architettura, ma la mia grande passione sono sempre stati i fiori. Presto sono riuscita a trasformare questa passione in professione, avviando un attività che non si può definire quella di semplice fiorista: consegno mazzi di fiori colorati e centrotavola con la mia cargo bike rossa a impatto zero. La Mission della mia attività è quella di voler creare un valore che sia sociale, ambientale e condivisibile.
Mi piace pensarmi scherzosamente come una rivoluzionaria di oggi, avendo scelto prima di essere una mamma velista e poi un’imprenditrice di un’attività tutta mia.
Amo distinguermi e pensare all’ambiente: per le mie composizioni uso carta riciclata, strisce di tessuti che non si usano più, etichette compostabili, tutto in un’ottica di circolarità dei consumi.
La mia filosofia di vita è: se ognuno nel proprio piccolo fa uno sforzo per rendere questo mondo migliore, il mondo migliorerà!
Berberis vulgaris è una bacca del mese di Gennaio, mese in cui sono nata. “Berberis” ha anche una connotazione esotica, inusuale, stravagante che rispecchia un po’ quella che è la mia natura. Dalla sinergia di queste parole è nato il mio brand “berberismichi fiori”.
Tre donne, io e le mie figlie Mirta e Guia, ci sentiamo molto determinate nei nostri obiettivi e appassionate delle nostre convinzioni. So di poter sempre contare sul loro aiuto e loro possono sempre contare sul mio: insieme siamo una forza!
Ogni giorno della mia vita, l’essere donna mi dà valore aggiunto, sono grata di essere mamma appassionata, velista impavida, fiorista gioiosa, consapevole di poter esprimere in piena libertà la mia creatività e personalità.”

Michela – ig @berberismichi

La storia di Alessandra e Laura

“Siamo amiche da sempre.
Un po’ stanche della vita che facevamo, e allo stesso tempo desiderose di cominciare qualcosa di nuovo ed entusiasmante ci siamo guardate e ci siamo dette “perché non ci proviamo noi?!”
La nostra avventura è iniziata cosi, in un fresco pomeriggio dell’8 aprile di due anni fa.
Piene di idee e sogni ci siamo arrovellate sul nome da poter dare alla nostra piccola e già amata azienda. Ed ecco, finalmente ALELAMI ! L’unione dei nostri nomi Laura e Alessandra, e della città nella quale siamo nate, e nella quale da sempre abbiamo vissuto, Milano.
Fare abiti con le nostre mani. Questo è stato il primo desiderio.
L’amore e la passione per la sartoria, lo studio e la ricerca della bellezza dei tessuti italiani, ha spinto il nostro sguardo a porre il focus su ciò che abbiamo di più bello nel nostro paese.
Abbiamo reso il concetto di made in Italy e della sartorialità il fulcro del nostro pensiero.
Tutto questo è stato possibile grazie all’integrazione dei nostri studi, all’apparenza del tutto differenti l’uno dall’altro, ma che con il tempo hanno trovato un punto di incontro, o meglio ancora un punto di fusione.
La ricerca di ispirazione attinta negli studi classici, la capacità gestionale appresa da studi economici, l’unione del product manager con la sartoria e il design, ci ha permesso di far fronte, pur essendo solo in due, alla maggior parte delle richieste che questo “mestiere” richiede.
Con molto impegno e superando non poche difficoltà, ci siamo rimboccate le maniche e abbiamo creato un sito, una produzione iniziale di abiti, un servizio fotografico.
Così l’8 luglio del 2019 abbiamo venduto il nostro primo abito. Un’emozione e una soddisfazione che ci ha dato la carica per intraprendere questo viaggio.
La strada è sicuramente ancora lunga, piena di imprevisti ed incognite, che rendono però anche interessante e mai scontato questo meraviglioso mondo, che siamo contente ed orgogliose di chiamare il nostro lavoro.”

Alessandra- ig: @alecerlesi
Laura – ig: @lauraricci8
Alelàmi: @_alelami_

La storia di Fulvia ed Elisa

“Dopo la scomparsa di nostro padre stiamo portando avanti un importante progetto di famiglia che ci trova a lavorare insieme intensamente e con molto impegno.
Razionalità e irrazionalità, ordine e disordine, incontro e scontro, decisione e indecisione.
Un continuo dialogo per mettere a fuoco il nostro obiettivo che è quello di inquadrare l’eredità intellettuale e artistica di una figura importante nel panorama del design e della cultura.
I nostri caratteri sono molto diversi, ma ci confrontiamo quotidianamente per raggiungere il risultato migliore.
Le nostre visioni del mondo, a volte così lontane, sembrano poi magicamente fondersi in un’unica prospettiva.
Dunque la condivisione diventa convinzione e procediamo con più determinazione.
Abbiamo fiducia totale l’una verso l’altra, e questo nei momenti difficili dà forza ed energia.
In questi tempi così duri che stiamo vivendo, crediamo sia importante dare valore alle piccole cose, ai piccoli gesti e alle piccole azioni, senza dimenticare i propri sogni e le proprie passioni, ma soprattutto inseguire le utopie e pensare al futuro con ottimismo”

Fulvia e Elisa